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E’ il lontano 1995, quando nel sorridente golfo di Gaeta (provincia di Latina), durante un piovigginoso pomeriggio tre ragazzi di dubbissimi gusti morali, decidono di mettere su una piccola band che facesse testi esclusivamente in Gaetano…stavano per nascere gli orridi Pistackiones;
la band non poteva avere futuro in quanto non solo il singer della band era un ladro professionista, ma anche tutti gli altri membri del gruppo avevano dei serissimi problemi psicologici. Basti pensare che il bassista del gruppo, tal Francesco Lavorino, aveva scritto all’età di 12 anni un libro sul cervello e il chitarrista Raffaele Fiorenzano credeva seriamente di assomigliare a Brandon di Beverly Hills, tanto da dormire con delle mollette attaccate alle sue sopraciglia per incrementare questa sua dubbia somiglianza.
Eppure i cinque Pistackiones (Guido Reale jolly, Marco Macone guitar e Manuel Vittorioso voce) fecero nascere tra i caratteristici vicoli di via Indipendenza a Gaeta brani come 15, Mario Tell Me, Assassino, La Ciotta Irene e altri ancori inediti come La Pompa Non Di Benzina, Annunziata Gliù Mongolò.
Non avendo le facoltà mentali per registrare un demo o organizzare serate live, la band si dimenticò di esistere.
Passano gli anni, (precisamente cinque) ed ogni anno si sa, a Natale si parla di Gesù e di pastori, Ma noi no.
Vi parleremo invece di un pastorello, più precisamente di un certo Luca Pastorello, noto ai più come Turu (un’evoluzione del termine Pastorello avvenuta durante le scuole medie, dove lo sport preferito era pigliarsi per culo a vicenda: Pastorello, Pasturiddu, Sturiddu, Turiddu, Sturu = TURU).
che il caso volle, entrò a far parte di una rock-pip band: i Black Out, che provavano nella piana di Sant’Agostino in una stanza a fianco della sala prove dei Sesto Senso, nota progressive band Gaetana in cui militava l’allora capelluto Lavorino.
I due si conobbero e si schifarono subito. Musicalmente e umanamente.
Nonostante ciò presero casa insieme a Roma, nella squallida, lunga e rumorosa via Prenestina al numerro 272, una casa dove quando passava il tram tremavano i vetri delle finestre e a volte anche gli armadi.
La leggenda narra che sin dalla prima venuta di Turu a casa, Lavorino gli deturpò subito una torta di mele sino ad arrivare a violentissime privazioni di olio extra vergine di oliva, colpendo al cuore e nell’orgoglio il povero Turu, un vero cultore del fritto.
Eppure tra una cena e l’altra, tra una schitarrata e una birra ogni tanto, Lavorino cacciava fuori quei brani dei Pistackiones che tanta gente non aveva dimenticato e che con piacere amava cantare ad un falò circondato da una schiera di fattoni. E così nel 2001 il bassista decise di rimettere su la band, ma occorreva una rinascita…..
L’idea base era che doveva essere un gruppo di pippe e di rozzi. Una rozzezza non però in stile uomo di Neanderthal (Prophilax, San Culamo…), no qui serviva un qualcosa di più ricercato che parlasse di cose semplici. Francesco decise subito di non suonare il suo strumento di sempre, quello per cui aveva dato l’anima, cioè il basso (pensò persino di andare a lezione da Luigi “tonico” Pigniatiello per peggiorare) e di passare alla voce: la sua interminabile ammirazione per Bon Jovi poteva finalmente essere messa in mostra.
Ovviamente per un gruppo di pippe, ci voleva un nome da pippe: i Pistackiones avevano fatto il loro corso oramai, era la volta degli SGROOVE;
cosa c’e’ di peggio per un musicista del concetto contrario a quello del groove?? Niente, può esserci solo lo sgroove.
Vedete cari amici, al tempo il buon Lavorino poteva avvalersi di chitarristi locali bravissimi del calibro di Manuel Contreras, Edoardo Fascione e tanti altri… ma no… no… per questa band non ci voleva gusto, botta rock… ci voleva uno pseudo Frusciante, un alcolizzato, un tocco di pippa sulla sei corde: in una parola ci voleva Turu. I due, reclutati il resto della band, (Mauro Chinappi al basso, Gianpaolo ‘Drummerd’ Battaglia alla batteria e una serie paurosa di coristi la cui vera funzione era quella di alleggerire il costo delle prove) cominciarono a registrare i vecchi brani dei Pistackiones con quache nuova idea su un mitico quattro piste della Tascam a cassette, regalato a Turu da suo zio, per poi finalmente cominciare a provarli in sala. La situazione era simpaticissima, ma mancava qualcosa per farla diventare davvero speciale, tra l’altro il bassista Chinappi decise di lasciare gli Sgroove per futili motivi quale la propria laurea in ingegneria aereospaziale. La pseudo band decise che era arrivato il momento di una pausa di riflessione nonostante non avessero combinato ancora un cazzo insieme.
In un attimo arrivò l’estate 2003.
L’Estate si sa è la stagione degli incontri. E in una tranquilla serata di Giugno, con una chitarra in mano stava passeggiando il Lavorino nei pressi del Jamming bar di Gaeta insieme al suo amico di orge alimentari Roberto detto “il porco”. I due erano usciti nella speranza di rimorchiare qualche battona o che ne so di scroccare uno spinello a qualche zoccola passante… ed invece all’improvviso ecco sfrecciare una golf bianca decappottata. Era la macchina di un certo Hermes, amico del porco. Tra lui e Lavorino non c’era grande simpatia, anzi in quelle poche occasioni che si erano incontrati si respirava un’arietta di sfida niente male. Quella sera, stranamente, ci fu subito una certa cordialità tra i due. Lavorino, mezzo sballato, gli fece sentire subito senza salutarlo 15, Marronosità e la nuovissima Sgroove ed Hermes molto gentilmente oltre ad offrirgli un cicchetto gli fece ascoltare un suo brano (tra l’altro molto brutto), dal titolo Nu Dio ’e Cuopp: tra i due, da quella sera, nacque artisticamente un certo feeling.
I due anni di amicizia che seguirono a quella serata sono fondamentali per gli Sgroove.
Innanzitutto vengono girati due video, sotto il nome dei 69 Mosse, su dei brani di Elio e le Storie Tese (“Sphalman” e “Omosessualità”), ottimamente montati dal jolly Guido Reale e Lavorino. Inoltre durante quell’estate nacquero Caffè Song e Nde Zizze; ma soprattutto all’inizio dell’Inverno 2004 al ritorno di un viaggio di Hermes da Londra venne ideata la figura delle porke rotanti e finalmente i due composero per la prima volta tutto un intero brano insieme. A Francesco piaceva quell’immagine di Hermes, quel suo immenso gusto per il glam look vergognosamente anni 80’, ma soprattutto gli piaceva il fatto che ci fosse qualcuno che credesse così tanto in quelle canzoni, persino più di lui che le aveva create. Tutto questo e l’amicizia che stava nascendo tra i due, fece passare in secondo piano le pessime doti vocali di Hermes (un Roberth Smith stonatello) e Lavorino (che nel frattempo, per tutti era diventato Frank) decise di nominare a giusto titolo Hermes il nuovo singer degli Sgroove e di ritornare a fare il bassista. Il tutto accadeva sotto gli occhi vigili ed impenetrabili di Turu che da lontano osservava e mugugnava.
“Uhmmm…” le sue parole più significative al tempo riguardo il nuovo singer.
Un atroce giro di cene, cannoni, ubriacate, viaggetti furono ottimo materiale di spunti per Frank e Hermes. In pochi mesi nacquero Gentilcortesia , Un Cretino a Crotone, La Nanetta, Un Cacio Marzolino, That’s Itri e tante altre… basta, la band doveva rinascere!!!!!
Prima notizia sconvolgente: Frank si autoproclama chitarrista solista della band, fanculo al ruolo di Bon Jovi e di bassista!! Gli Sgroove hanno finalmente un nuovo chitarrista, in linea con la loro scelta di look, che si diverte tra armonici, giochi di leva e velocissimi scaloni tipicamente 80’s !!!!
“Tutto quello che faccio con la chitarra negli Sgroove" – ci racconta Frank – "è proprio quello che non vorrei ascoltare da un chitarrista nel 2008!”.
Confermata la presenza di Turu come chitarrista ritmico, era venuto il momento di trovare una sezione ritmica adeguata per la band, anche perchè gli Sgroove avevano deciso che era arrivato il momento di suonare un po’ in giro e soprattutto era arrivata l’ora di registrare il loro primo disco ufficiale. Il materiale a disposizione, tra canzoni complete ed idee, era davvero tantissimo… l’unico punto fermo era il titolo dell’opera: Ruzzer than you!!!
Vennero reclutati per l’occasione Pieruzz e Valerio P. (uno strano personaggio quest’ultimo… sembra abbia assaggiato il suo primo cappuccino a 26 anni).
Il primo, un bassista-corista rozzissimo, noto per il suo particolare tocco privo di corpo sonoro, entrò da subito con un look congeniale al gruppo; l’altro, amico del bassista, proveniente dalla formiana Castellone, venne reclutato dapprima come tastierista, poi come batterista (vista l’ennesima sòla del pessimo Gianpaolo “Drummerd” Battaglia) ed infine come fonico da studio e recupera-materiale da internet nonché, ideatore di gadets (funzione che tuttora svolge). Alla fine gli Sgroove decisero di assegnare le parti di batteria ad una persona poco fantasiosa ma senz’altro precisa ed affidabile: e venne la volta di John Click, una drum machine della Boss (modello DR3), che i quattro elementi degli Sgroove decisero di trattare da subito come un essere umano. Dopo qualche esibizione privata e il mitico live ad “Uso di Mare” nella loro patria Gaeta, gli Sgroove erano ormai pronti ad entrare in studio confortati da tutto l’interesse che si era creato per la band tra Gaeta e Cassino (dove viveva e “studiava” Hermes al tempo).
Nacquero e furono scelti gli Sgroove Studios di Vindicio, una dependance di casa Pastorello, gentilmente offerta e messa a disposizione dalla famiglia del chitarrista. Attrezzatura di bassissimo costo, incompetenza fonica e droga albergavano in quei lontani e caldi ricordi dell’estate 2006.
Le dodici canzoni, che compongono il cd, prodotto dalla Virgin de Cul, sono il frutto di un mese di nottate, inimmaginabili sbattimenti, pippe mentali, correzioni della voce di Hermes e spinelli. Ma sono soprattutto una bellissima testimonianza di come il pop-punk può fondersi a dei testi scritti in gaetano riguardo storie che tutto sommato potremmo definire di paese. Senza scadere mai nell’ oramai superinflazionato blasfemo, il gruppo affronta tematiche sconcertanti come l’invidia penis, lo sperma, paesini insignificanti, la caduta dei capelli, le ragazze grasse, ed i vari imbecilli di paese.
Per le strade di Gaeta, e non solo, ogni tanto si sente sfrecciare una macchina con le Porke Rotanti o Gentilcortesia a palla; le due hit di Ruzzer Than You, insieme a Nde Zizze e That’s Itri.
Per l’occasione gli Sgroove si avvalgono persino di alcuni ospiti della scena rock gaetana: Rullando, in arte Pomodorino Man, corista ufficiale della band; Guido “Adam” Terracciano autore del bellissimo solo di 15 ed Edoardo Fascione, fautore dell’assolo in Marianna l’Obesa (remake di “This Ain’t Love a Song “ dei Bon Jovi).
Nasce il sito www.sgroove.com dove l’album può essere scaricato gratuitamente, insieme a varie bio sulla band, reparto gadgets (il tonno degli Sgroove, i profilattici, il fono, il poster di Turu degli Sgroove), consigli sulle cartine e persino una sezione dedicata alla cucina divisa in ricette gustose e disgustose .
Tra gran sorpresa della band, ne vengono scaricati dal sito più di 8000 mila, oltre le 2000 copie che la band regala in giro, fuori i locali e nelle scuole della loro zona. In occasione dell’uscita del cd vengono pubblicati su youtube i due video dei 69mosse sotto il marchio “Sgroove”; nel frattempo fioccano le recensioni ed interviste e la popolarità locale cresce a dismisura.
Da Rockline.it: "il capolavoro lirico Gentilcortesia, è una perla di genialità sessuale, una commovente parabola sui significati dello sperma e del suo valore. Se ce ne fosse altra di gente così, magari si potrebbe dare anche un’altra faccia alternativa al rock”
Settembre 2006.
Hermes e Frank, insieme ad un loro amico noto ai più come Brazo, decidono che è il momento giusto per prendersi una vacanza e riordinare un po’ le loro idee.
”Ci facciamo un bel viaggetto rilassante ???”
No, troppo facile e scontato: facciamocene uno lungo, scomodo e disumano.
Giusto il tempo di comporre la nuovissima Vilnegligenza e poi si parte !!
Una panda, 22 giorni, tre amici, 7000 km.
Gaeta, Ferrara, Trento, Insbruck, Monaco, Berlino, Kappel; Copenaghen; Amsterdam , Lille, Gaeta questo l’insidioso percorso affrontato dai tre amici che nel frattempo regalavano copie di “Ruzzer Than You” in giro per i campeggi di mezza Europa, agli italiani fattoni. Tutto il viaggio viene racchiuso in una sorta di mini documentario dal titolo Three Sgroove in Europe, 100 minuti di pazzie, messo on line a puntate su Youtube.
E dopo il ritorno dalla vacanza (nella quale si segnala tra le tantissime cose l’esibizione di Frank con “It’s My Life” ad un gremitissimo October Fest e un posto di blocco della guardia di finanza a Fondi (LT) a soli 5 minuti dall’inizio del viaggio!!) gli Sgroove tornano a vacillare.
Neanche il tempo di aprire il loro Myspace ufficiale e di esibirsi all’Aeneas Landing, che il cantante Hermes Manildo decide senza mezzi termini di lasciare la band, per intraprendere la carriera del barman professionista:
- “Frank posso esibirmi solo il Lunedì sera, se per voi va bene…”
Cazzo, la band era nuovamente da riformare: non solo la dipartita di Hermes fu un duro colpo per i fans e per gli stessi Sgroove, ma era arrivato anche il momento di trovare una persona in carne ed ossa che potesse rimpiazzare l’ottimo lavoro che John Clik aveva fatto in studio.
Per quanto riguarda la voce, Frank si rivolse subito al suo nuovo coinquilino, nonchè compagno di viaggio, Brazo.
Immagine da malvivente, rastino (simile ad una mini fica all’inizio) in crescita sulla nuca inferiore, un po’ più intonato di Hermes, Brazo fu ben accettato dai restanti Sgroove; pur sapendo che il compito di sostituire il carisma e l’immagine di Hermes non era affatto facile. Tra le altre cose i due avevano uno stile di vita e canoro completamente differente: molto più anni 70 e gentile con tutti Hermes, ‘Zecchino d’Oro Style' il cantato e arroganza allo stato puro per il buon Brazo.
Alla batteria, dopo la parentesi del Gaetano Luca Brio Bar, avvenne il miracolo.
Decise di esibirsi per la prestigiosa data Cassinense del “DOC” un certo Gino (Marco Madonia), turnista batterista professionista di Roma che aveva già militato con Frank (bassista) nel tributo ufficiale italiano degli Skunk Anasie, oltre che in molte altre situazioni Romane. Con una sola prova gli Sgroove erano incredibilmente pronti, e nel locale sold out di quella sera di Marzo 2006, diedero il meglio d’avanti ad oltre 400 persone letteralmente in visibilio. Con tanto di articolo su Ciociara Oggi!! (giornale rozzo)
E mentre il Myspace si allargava a vista d’occhio di nuovi adepti, le date nel Lazio e in Basilicata si moltiplicavano e Frank già buttava occhio ai pezzi del nuovo album…
Questa volta però la situazione era diversa.
Nel suo lungo inverno Cassinense 2006-2007, interamente dedicato all’indie rock, all’elettronica e alla sperimentazione, gli Sgroove sparirono per un pò dalla testa di Frank; tra l’altro non componeva più in compagnia di Hermes. Stavolta il chitarrista, tranne qualche sporadica apparizione di Brazo (tra l’altro perennemente sballato) era da solo.
Arrivati ad Aprile, nella totale insoddisfazione per la mancanza di prove della band, Frank decise ke se non poteva sgroovare nel tempo libero, poteva quantomeno bon jovare.
E nacquero nel giro di due settimane, nella pre-estate Cassinense, i JB, non un inno al celeberrimo whiskey, ma una veracissima tribute band dei Bon Jovi.
Nel gruppo c’erano vecchie conoscenze di Lavo: Gianpaolo “Drummerd” Battaglia, Max Lisi alla voce ed Edoardo Fascione alla chitarra (il finto prete-chitarrista che appare in “Omosessualita’” adesso, ahimè, avvocato sposato).
Fatte tre quattro prove, si avvertiva la mancanza di un corista che potesse eseguirei le parti vocali di Richie Sambora . Max pensò subito di invitare alle prove il suo convivente di Cassino, Enrico.
La Storia degli Sgroove stava per cambiare.
Appena un sorridente Erik mise piede in quella squallida saletta di Cassino ed allungò il suo braccio destro deciso (per imitare chissà chi…) fu subito intesa: gli Sgroove stavano per rinascere!
Dico stavano perché manca la seconda parte della storia.
Dopo una proficua estate in cui erano spuntati vari nuovi pezzi del calibro di www.sgroove.com (composta a ferragosto mentre camminavano di notte ubriachi per la spiaggia di Serapo), L’Omino del Cervello e la profonda Un Trans di Nome Istor lo Chiamerò Transistor
a Settembre Frank si trasferisce per un mese da Erik e Max a Cassino. Un pomeriggio, il chitarrista tra una canna ed un cannone fa ascoltare ad Erik un nuovo brano che aveva scritto per gli Sgroove, anzi proprio l’ultimo che aveva composto con Hermes, tutti fatti ad erba, nella sua casa rosa di Roma: Una Vilnegligenza.
Erik rimane molto colpito dal brano, ma cortesemente e Casertanamente chiede a Frank se poteva rifarglielo ascoltare alzato di un tono sopra. Frank non solo lo accontenta , ma glielo alza di due toni. Alla prima esecuzione della nuova version del brano, i due si guardarono in faccia e dissero col sorriso stampato la stessa cosa: Liev man’!!! (traduzione: togli mano, leva mano…nel senso… non si può fare di meglio… che paraculi di merda). Gli sgroove avevano un nuovo singer e stavolta persino intonato !
In un attimo Enrico, nativo di Sparanise (provincia di Caserta) e agente immobiliare di Tecnocasa diventa Ken, il nuovo singer degli Sgroove.
“Il suo timbro di voce è assimilabile ad un aggettivo” – ci spiega un gentile Turu che ci offre da bere nel frattempo
"Anzi no… ad un sostantivo, anzi no… ad un nome: Nek”.
Ma la forza del nuovo frontman, oltre che nella voce, sta nella sua mano: la mano alla Bon Jovi.
Erik: “Quella della mano è una cosa che hai dentro…certo puoi migliorarla con continui esercizi quotidiani come spesso faccio io… ma fondamentalmente è un istinto primordiale. Lanciare il mio braccio a mano aperta durante i concerti è una cosa fantastica, che mi fa stare bene”.
Un nuovo inverno stava per cominciare e Frank che si era trasferito nuovamente a Roma con dei sentimenti alterni.
Da una parte era triste perché la convivenza cassinense era finita; Pieruzz e John Click avevano definitivamente lasciato gli Sgroove causa impegni personali, dall’altra parte era contento per il nuovo singer, la presenza di un batterista fortissimo come Gino e la nuova vita romana con Turu e le sue neocoinquiline la Nanetta (chi cazzo te lo ha fatto fare…?) e la Straccia.
Colpo di scena!!
Turu sbrocca e se ne va in India per due mesi in ritiro spirituale. Al suo posto arriva l’orribile spagnolo generico Richard, russatore notturno professionista.
“Appena ho visto quella casa ebbi l’impressione di trovarmi in una sorta di vascio napoletano, nonostante fossimo a due passi da piazza Bologna”
ci confida uno stralunato Frank alle prime luci del mattino, poi con tono più serioso, aggiunge
– “capii subito che sarebbe stato un anno molto… molto Sgroove si.”
(si prega di immaginare questa frase detta con la voce di Andy Wharol, grazie).
Nulla di più vero. Neanche una settimana di permanenza in via Sant’Orsola e Frank si trasforma nel DJ Dj Frank Lav, cacciando nei primi giorni di Ottobre un singolo in puro stile tuz-tuz: è la rozzissima Turunduruzz, primo single dance per gli Sgroove, interamente registrato senza strumenti, cantato dalla Nana e la Straccia con un favoloso special guest come vocalist di Eugenio Viola, lo stesso di Un Cretino a Crotone. A parte la figata di fare un brano volutamente in stile super ricotta, và sottolineato che Turu non sapeva nulla del brano perchè stava in India e nessuno gli aveva detto che stava spopolando sul web una canzone che fondamentale diceva che lui era un grande rozzo. Ed è qui che viene percepita dal gruppo la potenza mass mediatica di Turu e de la sua immagine. I suoi colori, le sue facce, le sue movenze, il suo scetticismo piacciono al grande pubblico: Turu diventa per tutti (anche in famiglia), Turu degli Sgroove, quasi come se fosse un marchio. Negli anni ’80 Galbani voleva dire fiducia? Bene, Turu vuol dire pazzia. Ed ecco che nascono brani fatti apposta per la voce e le performances live di Turu: Horror Turu, L’Omino del Cervello, Il Colbacco e www.sgroove.com per citarne alcuni. Nel frattempo Frank continua a collaborare con Ken, anche a distanza, su msn, nelle numerose venute del singer a Roma e Turu ritorna dall’India.
Sinceramente non so se fosse il costante acquisto di Hashish o quello della marijuana ad aiutare Frank o forse questa sua nuova abitazione adiacente ai simpatici fruttivendoli, ma sta di fatto che il chitarrista dopo Turunduruzz, ha cominciato a macinare pezzi sempre più spesso: Fa Mi Sega Re, Personal, il singolone Bassa Moralmente, Sto Cacando, la malefica Horror Turu, che uniti a quelli in via di arrangiamento come Un Trans di Nome di Istor lo Chiamerò Transistor, Mike Naison, Vilnegligenza, Un Cacio Marzolino, La Ciotta Irene formavano un degnissimo seguito di Ruzzer Than You. Anzi… tutta un'altra storia.
Mentre il Myspace degli Sgroove aumentava di visualizzazioni a vista d’occhio, viene reclutato come nuovo bassista il simpatico Ruzzetto (alias Fabio Bucci, fotografo) e nel frattempo Turu viene a vivere anche lui nel mitico Vascio, al posto dell’orrido spagnolo generico.
Solo un mese dopo scatta il festone, IL TURUNDURUZZ PARTY
live at vascio, occasione perfetta in cui viene presentato ad i fans accorsi il nuovo singer Ken…
- ”non ricordo molto di quella festa” – esordisce Turu
– “si si tante canne, tutte maggiorenni sopra i 18 cm insomma…”
ORE 5 DEL MATTINO DEL GIORNO DOPO: il corpo di Turu degli Sgroove viene rinvenuto nella cucina del vascio in posizione non normale, con occhi chiusi e mani inserite brutalmente in un couscous molto freddo. Presunta morte post-party sembra ai presenti.
Negativo, si sveglia…
Estate 2007: poche chiacchiere, vogliamo i fatti. Anzi i fattoni. Gli Sgroove cominciano a ripigliarsi mentalmente e decidono di mettersi seriamente al lavoro, anzi al lavorino. Un disco da registrare, due video da girare ma soprattutto… tante droghe da provare!!!!
Grazie al loro amico e regista Zezzo (Luca De Cristofaro), gli Sgroove girano i loro primi due video ufficiali di brani inediti (Horror Turu e Bassa Moralmente) ancora prima di aver registrato il sonoro dei video in questione: non credo questa sia una cosa di cui vantarsi, ma certamente in qualità di cronista mi sentivo di raccontarvela; allo stesso tempo la band comincia ad inviare alle radio una versione demo del singolo Bassa Moralmente, singolo che anticiperà il nuovo album.
Numerose web radio e radio provinciali rispondono positivamente e il pezzo comincia girare sempre di più nel piccolo giro underground delle radio locali italiane, tanto che gli Sgroove cominciano ad essere intervistati sempre più spesso da una lunga serie di radio a volte rozzissime, a volte fichissime.
- “Rds… non ci interessa”
annuncia un malvivente e rockstarizzato Ken
- “Ma vaffanculo”
precisa un commerciale Frank.
Dopo la dipartita dell’ennesimo bassista, e l’arrivo del sessuoso Zakko (un bravo ragazzo con la faccia da serial killer, un vecchio trapano insomma…) gli Sgroove decidono di andare a registrare “Abbey Ruzz”, questo l’originale titolo dell’opera, presso i prestistosi One Music
studios di Roma, proprio pochi giorni dopo aver preso parte alla trasmissione televisiva X-Factor (si quel tipo con gli occhiali gialli nella sigla su rai due era Turu degli Sgroove, avete capito bene). La crescita compositiva, canora, di sound e di esecuzione è davvero evidente. E dopo un mese di nottatacce abnormi, dopo che la band aveva preso casa tutti insieme nella mitica Casa Rosa di via Pietralata, dopo aver composto TVB in tempo in tempo per essere registrata, ecco che all’indomani della vigilia di Natale, immortalati a testa in giù dallo splendido obiettivo del grande Sgranajo e registrati dal fonico e amico Fabrizio Frezza (non Frizzi), gli Sgroove pubblicano Abbey Ruzz.
Abbey Ruzz è un diario. Un piacevolissimo, spassoso, vario e geniale ricordo dei momenti piacevoli della band; la foto della copertina ritrae gli Sgroove in via Sant’Orsola, la via del Vascio, il luogo dei maggiori ricordi di quell’anno.
Volutamente non innovativo e a passo con i tempi, ma molto ben congeniato in ogni suo aspetto: è il contrasto dell’energia punk, con testi porno, su un cantato educato e molto pop l’arma segreta di Abbey Ruzz!
Un disco che contiene almeno sei singoli i cui ritornelli arrivano sempre dentro i primi 20 secondi! Il genere demential viene concepito dalla band come un bombardamento di idee (musicali e non) verso l’ascoltatore.
Si passa (dopo i singoloni Bassa Moralmente, T.V.B., VIilnegligenza e Un Tans Di Nome Istor) da momenti Punk (Fa Mi Sega Re) e Hard Rock (Mike Naison, Horror Turu) a pezzi Pop (Un Cacio Marzolino, Sto Cacando) senza tralasciare sorprese funky (Omino Del Cervello) e addirittura tentativi di house di ricercato basso livello (Turunduruzz) e cabaret (www.sgroove,com): un viaggio, un vero e proprio viaggio.
Ma soprattutto quello che ti rimane aldilà della calda voce di Ken, delle superscale di Frank, del potente drumming di Gino e dell’esilarante comicità di Turu degli Sgroove
è la sensazione di aver ascoltato delle belle canzoni con delle melodie che ti ritrovi a canticchiare senza sosta per tutto il giorno. Malefici siete. Allora in qualità non di giornalista ma di amico, Sgroove vi chiedo… sinceramente chi è il vostro pusher ?
E mentre il Myspace sta per superare la soglia delle 100.000 visualizzazioni nuove date, nuove canzoni, nuovi video, nuovi gadgets sono previsti nei prossimi mesi, oltre ad un manuale di Turu degli Sgroove "Come diventare pippa sulla chitarra in 24 ore" e un videocorso di Ken "La voce e la mano: modi di sedurre”.
“Che parlino male di te… basta che ne parlino…”
conclude ridendo un DJ dj Frank Lav stranamente fresco e soddisfatto.
Ragazzi ora vi saluto, mi tocca tornare a recensire uno dei tanti gruppi normali… fatemi un grosso in bocca al lupo. Ciao a tutti !!!!!!!!
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